ultimi post su iobloggo.com Supporta iobloggo.com!
scheda blog  aggiungi ai preferiti 

giovedì, 10 aprile 2008 15:11

Il tuo volto domani



"...ho imparato che ciò che soltanto accade quasi non ci riguarda o non più di ciò che non accade, mentre il suo racconto (anche quello di ciò che non accade), cheè indefettibilmente impreciso, traditore, approssimativo e in fondo nullo, e tuttavia è quasi l'unica cosa che conta, quella decisiva, ciò che ci sconvolge l'animo e ci devia e ci avvelena i passi, e sicuramente fa girare la pigra e debole ruota del mondo."

Javier Marías, "Il tuo volto domani - 1. Febbre e lancia"

Postato da Ely81 | altri
nessun commento | TrackBack (0) | permalink



lunedì, 07 aprile 2008 12:03

Arrivano i pagliacci




... si riconoscono i bambini quando sono grandi, i bambini concepiti da una bella scopata, quelli da una dove ha goduto solo l'uomo e quelli dove non ha goduto proprio nessuno... Si riconoscono, ho sempre creduto, nel bianco degli occhi intorno alla pupilla: la pupilla poi, parlerà della loro vita e degli amici e degli amori e il morbillo e i viaggi, ma il bianco là attorno parlerà del perché della storia dentro la pupilla...
Il bianco di papi è bianco e basta, bianco bianchissimo. Il mio è pieno di strane saette.


Chiara Gamberale - Arrivano i pagliacci

Postato da legs | Legs
nessun commento | TrackBack (0) | permalink



mercoledì, 12 marzo 2008 11:23

Corazon tan blanco


...è successo e al tempo stesso non è successo, come tutto, perché sfinirsi con un forse o un chissà, perché dire, perché tacere, perché negarsi, perché non sapere niente se niente di ciò che succede succede davvero, poiché niente succede senza interruzione, niente persiste nè persevera nè si ricorda in eterno, ciò che avviene èidentico a ciò che non avviene, ciòche scartiamo o ignoriamo identico a ciò che accetiamo o afferriamo, impieghiamo tutta la nostra intelligenza e i nostri sensi e le nostre ansie al fine di discernere ciò che sarà uniformato, o che lo è già,e per questo siamo pieni di rimpianti e di occasioni perdute, di conferme e riaffermazioni e di occasioni sfruttate, quando l'unica certezza è che nulla si afferma e tutto si perde. O forse non c'è mai stato niente.


Ascoltare è davvero pericoloso - pensai - significa sapere, significa essere informato ed essere al corrente, le orecchie sono prive di palpebre che possano chiudersi istintivamente di fronte a ciò che viene pronunciato, non si possono proteggere daciòche si presume stia per essere ascoltato, è sempre troppo tardi. Ormai sappiamo, e ciò probabilmente macchia i nostri cuori così bianchi, o forse pallidi e timorosi, o codardi.

Javier Marias, Un cuore così bianco


( Qui l'incipit del romanzo)

Postato da Ely81 | altri
nessun commento | TrackBack (0) | permalink



martedì, 22 gennaio 2008 19:46



Sentirete dolore? Sente forse il tessuto la propria dissoluzione? Cioè, in altre parole, che sarà dela vostra coscienza? Ma che cos'è la coscienza? Vediamo. Desiderare coscientemente di dormire è insonnia garantita, tentare coscientemente di avvertire il lavorio della propria digestione è esattamente voler perturbare la sua innervazione. La coscienza è un veleno, un mezzo di autoavvelenamento per il soggetto che la applica su se stesso. La coscienza è luce, proiettata al di fuori e che illumina la strada davanti a noi, perché non si inciampi. La coscienza sono i fari accesi davanti a una locomotiva che corre. Rivolgete la loro luce all'interno e succederà una catastrofe.


Il Dottor Zivago - Boris Pasternak

Postato da legs | Legs
un commento | TrackBack (0) | permalink



mercoledì, 09 gennaio 2008 19:57

L' incipit di "Resurrezione"


Per quanto gli uomini, raccogliendosi su un breve spazio in parecchie centinaia di migliaia, si sforzassero di snaturare quel tratto di terra su cui s'accalcavano; per quanto avessero ricacciato sotto le pietre la terra, affinché nulla ci crescesse sopra, e rinettassero qualsiasi erba ne spuntasse fuori, e affumicassero tutto di carbone e petrolio, e mozzassero gli alberi, e allontanassero tutte le bestie e gli uccelli, la primavera era primavera anche in città. Il sole scaldava, l'erba, tornata a vita, saliva e verdeggiava dovunque non fosse stata sarchiata, non solo nelle aiuole dei viali, ma persino tra le lastre delle strade; e le acace, i platani, i vìscioli dilatavano le gommose, profumate foglioline, e i tigli gonfiavano le gemme, che scoppiavano; e le gracchie, i passeri, i piccioni, con quel brio che hanno a primavera, avevano già preparato i nidi, mentre le mosche ronzavano lungo i muri, riscaldandosi al sole.Allegri erano tutti: piante, e uccelli, e insetti, e bambini.
Lev Tolstoj, Resurrezione (1899)

Postato da Ely81 | altri
nessun commento | TrackBack (0) | permalink



domenica, 25 novembre 2007 15:47

La sonata a Kreutzer


Esistono due modi di indicare il cammino a chi lo cerca, di dare indicazioni a un viaggiatore; così esistono anche due modi di guidare moralmente l'uomo che cerchi la verità. Un modo consiste nell'indicargli gli oggetti che dovrà incontrare sul suo cammino: egli quindi si muoverà seguendo questi oggetti.
Il secondo modo consiste nel dare all'uomo solo la direzione indicata dalla bussola che egli porta con sé, sulla quale vede sempre una stessa, immutabile direzione e quindi anche ogni deviazione da essa.  [...]

L'uomo che segue i precetti di carattere esteriore è paragonabile a chi si trova sotto la luce di una lanterna appesa a un palo: egli sta nel cerchio di luce della lanterna, intorno a lui è chiaro, ma non può andare in nessun altro luogo. Invece l'uomo che segue l'insegnamento di Cristo è paragonabile a chi porta la lanterna dinanzi a sé, appesa ad una pertica più o meno lunga: la luce lo precede sempre e lo stimola a seguirla incessantemente, per cui egli continua a scoprire dinanzi a sè sempre nuovi spazi illuminati e ne viene attratto.

Lev Tolstoj, Poscritto a La sonata a Kreutzer

Postato da Ely81 | altri
nessun commento | TrackBack (0) | permalink



martedì, 09 ottobre 2007 18:47

The Catcher in the Rye


Mio fratello Allie, dunque aveva quel guantone da prenditore, il sinistro. Lui era mancino. La cosa descrittiva di quel guanto, però, era che c'erano scritte delle poesie su tutte le dita e il palmo e dappertutto. In inchiostro verde. Ce le aveva scritte lui, così aveva qualcosa da leggere quando stava ad aspettare e nessuno batteva. Ora è morto. Gli è venuta la leucemia ed è morto quando stavamo nel Maine, il 18 luglio del 1946. Vi sarebbe piaciuto. Aveva due anni meno di me, ma era cinquanta volte più intelligente di me. Era di un'intelligenza fantastica. I professori non facevano che scrivere a mia madre per dirle com'erano contenti di avere in classe un ragazzo come Allie. E non è che facessero tanto per dire. Dicevano sul serio. Ma non era soltanto il più intelligente della famiglia. Era anche il più simpatico, in centomila modi. Non perdeva mai le staffe con nessuno. Dicono che i rossi di capelli perdono le staffe molto facilmente, ma Allie mai, ed era rossissimo. Ora vi dico che specie di rosso era Allie. Io ho cominciato a giocare a golf che avevo solo dieci anni. Mi ricordo che una volta, l'estate che ero sui dodici anni, stavo per dare il colpo eccetera eccetera, e mi è venuto come un lampo che se mi giravo di scatto vedevo Allie. Mi son girato, ed eccotelo là, stava seduto sulla sua bicicletta dall'altra parte dello steccato - c'era quello steccato che girava tutt'intorno al campo - e lui stava seduto là, a duecento metri da me, a guardarmi tirare. Ecco che razza di rosso era Allie. Dio, era un ragazzo in gamba, però. A tavola rideva così forte per qualche cosa che gli girava per la testa, che quasi ruzzolava giù dalla sedia. Aveva solo tredici anni e loro volevano farmi psicanalizzare e compagnia bella  perché avevo spaccato tutte le finestre del garage. Non posso biasimarli. No, francamente. Ho dormito nel garage, la notte che lui è morto, e ho spaccato col pugno tutte quelle dannate finestre, così, tanto per farlo. Ho tentato anche di spaccare tutti i finestrini della giardinetta che avevamo quell'estate, ma a quel punto mi ero gìà rotto la mano eccetera eccetera, e non ho potuto. E' stata proprio una cosa stupida, chi lo nega, ma io quasi non sapevo nemmeno quello che stavo facendo, e poi voi non conoscevate Allie.

Il giovane Holden - J.D. Salinger

Postato da Ely81 | altri
3 commenti | TrackBack (0) | permalink



lunedì, 01 ottobre 2007 23:22

Il sistema periodico


Giulia uscì dopo due ore, anzi, eruppe dal portone come un proiettile da un obice. Non occorreva farle domande per sapere come era an-Li ho fatti diventare alti così,- mi disse, tutta rossa in viso e ancora ansimante. Feci il mio miglior sforzo per congratularmi con lei in modo credibile, ma a Giulia non si possono far credere cose che non si pensano, nè nascondere cose che si pensano. Ora che era sollevata dal suo peso, e allegra di vittorià, mi guardò diritto negli occhi, vi scorse la nube, e mi chiese:- A cosa stavi pensando?
- Al fosforo - risposi.

Giulia si sposò pochi mesi dopo, e si congedò da me tirando su lacrime dal naso e facendo minuziose prescrizioni annonarie alla Varisco. Ha avuto molte traversie e molti figli; siamo rimasti amici, ci vediamo a Milano ogni tanto e parliamo di chimica e di cose sagge. Non siamo malcontenti delle nostre sceltee di quello che la vita ci ha dato, ma quando ci incontriamo proviamo entrambi la curiosa e non sgradevole impressione (ce la siamo più volte descrita a vicenda) che un velo, un soffio, un tratto di dado, ci abbia deviati su due strade divergenti che non erano le nostre.


Primo Levi, Il sistema periodico

Postato da therese | Therese
nessun commento | TrackBack (0) | permalink



domenica, 16 settembre 2007 19:05

La via del silenzio



Passiamo il novanta per cento della nostra vita senza dire niente, chiusi in noi stessi. Ma quante cose succedono in quel silenzio. Quasi tutto. Agiamo, prendiamo decisioni, pensiamo. Ma facciamo anche cose di cui neanche ci accorgiamo. Per esempio custodiamo le paure, teniamo a freno l'ira, fantastichiamo, giudichiamo, ci lasciamo turbare, controlliamo le emozioni o le cerchiamo, siamo scontenti o contenti, rimuoviamo le angosce, metabolizziamo le cattive notizie, ci accettiamo, ci rifiutiamo, eccetera. Dentro il silenzio diventiamo più bambini oppure ci confessiamo l'inconfessabile, parliamo con Dio, non ci vergognamo dei nostri impulsi, non saimo terrorizzati dai tabù, desideriamo ciò che gli altri ci vietano, ci vien voglia di uccidere, di fare all'a,ore, di scappare. E tutto questo avviene quando siamo seduti nel vagone della metropolitana, mentre attraversimo una strada, prendendo un caffè al bar, nelle sale d'aspetto, davanti allo specchio con il pettine in mano, accendendoci una sigaretta.
La nostra immensa via silenziosa e sommersa non scompare d'incanto quando usiamo la parola. Parlare è sempre un po' balbettare, ha in sé qualcosa di repressivo, di formalizzato e contempla sempre, nascostamente, una frustrazione, in quanto la complessità del silenzio (nella quale trascorre gran parte della esistenza) non passa attraverso la lingua parlata. La parola detta a un altro prende come sistema di riferimento un codice condiviso, che si richiama a una cultura, a modelli di comportamento da tutti riconosciuti. In quell'ora in cui parliamo troviamo i punti d'appoggio nello ius, nella legge degli uomini in comunità, mentre in tutte le altre ore del giorno (e della notte, visto che sognamo) ci lasciamo anarchicamente governare dal fas, cioè da leggi metafisiche, antropologiche o religiose.

Vincenzo Cerami - Consigli a un giovane scrittore

Postato da legs | Legs
nessun commento | TrackBack (0) | permalink



domenica, 10 giugno 2007 09:11

cent'anni di solitudine


osservate con quanta previdenza la natura, madre e artefice del genere umano, ebbe cura di spargere dappertutto un pizzico di follia. Se infatti, secondo la definizione stoica, la saggezza consiste solo nel farsi guidare dalla ragione, mentre, al contrario, la follia consiste nel farsi trascinare dalle passioni, perchè la vita umano non fosse del tutto improntata a malinconica severità, Giova infuse  nell'uomo molta più passione che ragione.

Elogio della follia - Erasmo da Rotterdam

Postato da jinga | jinga
un commento | TrackBack (0) | permalink



1